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Critica

Critica

da Agora Gallery, New York

Le opere pittoriche di Pino Lavecchia rappresentano un connubio tra frammenti della tradizione classica ed elementi della vita moderna che danno vita ad opere surreali in cui il confine tra spazio e tempo è indistinto. La statuaria greca e romana, le architetture classiche e cumuli di immondizia sono bizzarre giustapposizioni che diventano il mezzo per esplicitare il dialogo tra passato e futuro.  La perfezione estetica e la complessità tecnica sono il requisito estetico maggiormente ricercato che si concretizza in disegni, velature e ritocchi che documentano una chiara influenza da parte dei Maestri del Rinascimento.

di Stefano Morelli Centro studi V. Sgarbi

Pino Lavecchia, classe 1952, nasce a Catanzaro con innata inclinazione alla libertà e all’arte. Ha una prima straordinaria formazione al liceo artistico della città, palestra di coscienza sociale e avanguardia artistica, intessendo qui i rapporti fondamentali per il suo percorso. Si perfeziona all’Accademia di Belle arti di Firenze, dove inaugura, anche se intimamente, lo studio dell’antico. Il rientro è caratterizzato dalla mostra centrale della sua giovinezza, e destinata ad essere storia della città, “La violenza oggi… ed un’ipotesi di pace” del Gruppo Mauthausen: “E così la città scopri di essere d’avanguardia” (A. Fiz). Molto presto il fervore degli anni Settanta svanisce e Catanzaro per lui, artista timido e poco incline a rincorrere le velleità del mercato, sembra diventato un luogo di esilio reso sopportabile dalla comunione con i compagni del Mauthausen, gruppo mai sciolto.

di Simone Lamanna

Parlare d’arte, per un antropologo, è prima di tutto riconoscere alcune caratteristiche comuni che condivide con l’artista. Artista e antropologo, difatti, sono due figure che si possono collocare tra coloro che sono definiti da Antonio Gramsci «intellettuali organici», per distinguerli dagli intellettuali tradizionali, ovvero chi con le proprie riflessioni ha il compito di rappresentare la realtà sociale in cui vive avendo inoltre la possibilità di intervenire in essa grazie al prodotto frutto del proprio sapere. Due figure quindi che sono fattore di cambiamento perché plasmano la realtà che rappresentano. Tanto in antropologia come nel campo artístico è sempre stata presente una tensione tra “particolare” e “universale”: antropologia e arte raccontano storie concrete, giocando con i “particolari”, ma i concetti con i quali lavorano tendono quanto più all’universale e al generalizzabile (i diritti sociali, la bellezza, il sogno, le migrazioni, ecc.).

di Giovanni Casalinuovo

Pino Lavecchia è un artista il cui processo creativo è in continua evoluzione, pur mantenendo  fermi i principali assunti della sua arte che rimandano a Metafisica e surrealismo. Accostarsi alle sue opere significa essere colpiti da un turbinio di emozioni che, forse, di primo acchito non si percepiscono a pieno. É necessario un attimo di riflessione per capire che ogni limite mentale può essere travalicato con la semplice fantasia della creatività.

di Graziano Cristelli

Le sue opere orientate dalle sue grandi polarità della metafisica e dal surrealismo, appaiono ricche di una visionarietà feconda , capace di estrapolare gli oggetti dai loro contesti più abituali per proiettarli in una dimensione onirica di assoluta attrazione. Nei suoi oli, la precisione del segno si accompagna ad una spaesante congiunzione fra realtà ed illusione, tangibilità ed evanescenza , che colloca le opere all’interno di un’arte dal forte impianto concettuale.

di Antonella Nesticò

Là, dove il mito e il sogno si intrecciano, la realtà e la fantasia si fondono, si svela la profondità e l’autenticità dell’animo umano. E’ ciò che si realizza nell’arte di Pino Lavecchia, intrisa di miti e leggende, di essenzialità e introspezione, che riscopre significativamente le immagini e i contenuti simbolici della storia dell’umanità. Cosi’ come l’archeologo scava profondamente nelle viscere del passato per risalire agli eventi del tempo storico, questo grande artista penetra all’interno del sè del’individuo e ne rivela, non solo i contenuti latenti, ma addirittura l’inconscio arcaico, che non ha nè spazio, nè tempo.

di Bruna Filippone

Cos’è che fa scattare il momento magico dell’arte? Per Pino Lavecchia è la luce: quell’attimo di vita effimera, quella visione che appare e scompare nel battibaleno, quell’attimo in cui la realtà si esalta e si trasfigura, in cui la fantasia si libera come un volo di gabbiani. Le sue tele infatti nascondono un’infinità di sensazioni, di allusioni, di segrete intuizioni ricche di liricità, di silenzi, di malinconica poesia. Ne discende una visione di un mondo fantastico e allucinante, carico di significati visivi, letterali e psicologici, soprattutto quando immerge le sue scene in un’aura metafisica vibrante di pathos… 

di Bruno Chiarini

Metafisica, ermetismo, surrealismo lasciano le loro tracce sature di significati. Pino Lavecchia espone oli dall’esecuzione precisa e puntigliosa. Gli oggetti sono ricostruiti con una indagine infinitesimale e certi elementi rocciosi apparentemente casuali, creano un rapporto di tesa atmosfera con l’orizzontalità dei fondali di onirica asprezza. Continui appigli con la cultura classica rivelano intenzioni innovative dei concetti contenutistici in attesa di valide ragioni storiche capaci di impostare nuove problematiche filosofiche e filologiche per il futuro della società umana.

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